Divieto di sfratto
Tutto bene quel che finisce bene. Ma tra il Cav. e Tremonti è solo tregua
Dopo la tregua, subito di nuovo a palazzo Grazioli, con Bossi & Compagnia, per vendere il patrimonio pubblico e frustare l’economia. Com’era andata nel meeting all’ora di pranzo lo sanno soltanto Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Gianni Letta. Di sicuro c’è che Tremonti non si dimette, perché – dicono le malelingue – ha paura di sparire, mentre Berlusconi non lo licenzia perché vuole governare. D’altra parte il 2011 non è il 2004 del tremonticidio e i due protagonisti di un tempo appaiono meno gagliardi che in passato.
6 AGO 20

Lo spin è laconico: “E’ stato un incontro di lavoro molto positivo”. Per il resto, l’esito dell’incontro tra i duellanti Tremonti e Berlusconi, esclusa l’ipotesi che sia magicamente esploso il buon umore, trova sintesi nell’espressione “ammuina”, e pedalare. Che succede? Domani, al ministero dell’Economia, si terrà un incontro sulle dismissioni del patrimonio pubblico: ci sarà (accanto a Tremonti) anche il Cavaliere. Oggi, invece, al tavolo sullo sviluppo previsto sempre al ministero tremontiano di via XX Settembre, si siederà anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Se ne desume che non è passata la proposta della cabina di regia Brunetta-Sacconi-Calderoli, e che dunque Tremonti non è uscito annientato dalla casa del premier. Ma si capisce pure che da oggi in poi Palazzo Chigi, nelle persone di Berlusconi e Letta, sarà fisicamente più presente nella gestione dell’agenda economica. Quanto tutto ciò corrisponda davvero a nuovi equilibri di potere, è presto per dirlo. Parlare di dismissioni, dal punto di vista del ministro dell’Economia – che fino a ieri ne sorrideva – è un significativo cedimento, ma che se ne parli al ministero (casa sua) significa anche che lo scettro dell’economia resta nonostante tutto nelle sue mani. Il resto è gossip inverificabile, comprese le propalazioni che oggi verosimilmente riempiranno i retroscena dei quotidiani a proposito di ricatti incrociati, della minaccia di sostituire Tremonti con Maurizio Sacconi, del condono tombale cui il ministro si opporrebbe, e dello spacchettamento del ministero tremontiano che tornerebbe alla divisione Bilancio, Tesoro, Finanze (proposta non nuova, già avanzata da Roberto Maroni diverse settimane fa e appoggiata da un pezzo consistente del Pdl, da Guido Crosetto ad Antonio Martino).
Prima di Berlusconi, ieri Tremonti ha visto Giorgio Napolitano. Il presidente ha voluto capire quale sia il reale stato dei rapporti tra il premier e il ministro, ha auspicato minore conflittualità, e ha pure chiesto quali mosse intenda mettere in campo il governo in tema di economia e crescita. Nonostante i buoni auspici del Quirinale, tuttavia, è inverosimile che due ore circa di colloquio possano avere colmato la distanza politica e umana fra Berlusconi e Tremonti, il cui stato dei rapporti è destinato a diventare un genere giornalistico quotidiano che accompagnerà il fine legislatura; si concluda essa anticipatamente o nel 2013. Le occasioni per una crisi parlamentare sono sfumate tutte, e non ce ne sono alle viste. Oggi alla Camera si vota la sfiducia individuale al ministro Saverio Romano, e non desta preoccupazioni. Al contrario pare che la maggioranza stia per guadagnare altri quattro parlamentari dalle file finiane di Fli.
Prima di Berlusconi, ieri Tremonti ha visto Giorgio Napolitano. Il presidente ha voluto capire quale sia il reale stato dei rapporti tra il premier e il ministro, ha auspicato minore conflittualità, e ha pure chiesto quali mosse intenda mettere in campo il governo in tema di economia e crescita. Nonostante i buoni auspici del Quirinale, tuttavia, è inverosimile che due ore circa di colloquio possano avere colmato la distanza politica e umana fra Berlusconi e Tremonti, il cui stato dei rapporti è destinato a diventare un genere giornalistico quotidiano che accompagnerà il fine legislatura; si concluda essa anticipatamente o nel 2013. Le occasioni per una crisi parlamentare sono sfumate tutte, e non ce ne sono alle viste. Oggi alla Camera si vota la sfiducia individuale al ministro Saverio Romano, e non desta preoccupazioni. Al contrario pare che la maggioranza stia per guadagnare altri quattro parlamentari dalle file finiane di Fli.